Susan Philipsz – “Close to Me”

di Angela Maderna

In una plumbea mattinata primaverile decido di attraversare i cortili di Palazzo Reale fingendo di non aspettarmi nulla. È stupefacente entrare nel cortile maggiore ed essere sorpresi dalla melodia vocale di Weep, madrigale di fine Cinquecento che regala ai passanti un’esperienza insolita, sia per chi (come me) sa a cosa sta andando incontro e lo cerca intenzionalmente, sia per chi transita da queste parti per caso e si ritrova inspiegabilmente immerso in quest’opera sonora: le persone si guardano attorno stupite e si chiedono cosa stia succedendo stamattina a Palazzo Reale, qualcuno lo prende come un divertente fuori programma e si mette a cantare a squarcia gola.
Oltrepassato il primo piacevolissimo impatto m’imbatto nella seconda opera che è anche l’unica a offrire un riscontro visivo, si tratta di un’installazione video a 4 canali che per l’occasione riunisce le quattro sorelle Philipsz (ce n’è una in ogni monitor): Susan, Barbara, Joan e Sarah in un’esecuzione a cappella.
Ultimo, ma solo in termini di sequenza, il lavoro che dà il titolo alla serie d’interventi: Close to Me, vero climax del percorso espositivo.
Si accede dal retro della Chiesa di San Gottardo in Corte e ci si ritrova di fronte all’altare in uno spazio riempito da un canto a quattro voci (ancora quella della Philipsz e delle sue sorelle), un altro intervento immateriale, che questa volta è capace di commuovermi.
Potenza della musica, o forse di due modelli culturali che si rincontrano armoniosamente dopo secoli: la religione cattolica con la sua forza simbolica in grado d’influenzare gli stati d’animo umani e l’arte, descritta da alcuni antropologi (in particolare Johanna Owering, che parla appunto di “Culto dell’Oggetto d’Arte”) come una delle più efficaci forme di religione contemporanea occidentale.

Pubblicato su Flash Art Italia luglio/agosto/settembre 2012 n.304

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