Allora & Calzadilla alla Fondazione Trussardi

di Angela Maderna

Sotto le linee di faglia si nasconde la tensione del movimento tellurico, generatore di cambiamenti, almeno per quanto riguarda la conformazione del suolo. Forse Jennifer Allora e Guillermo Calzadilla (che sono a Milano in un’esposizione voluta dalla Fondazione Trussardi) sono un po’ come due blocchi rocciosi, vicini nella vita e nel lavoro dal 1995, quando si sono incontrati a Firenze. Tra loro intercorre una linea di separazione labile – praticamente invisibile – e insieme sono capaci di creare metafore potenti, che modificano la nostra percezione delle cose.
Rimane davvero glorioso – per usare un gioco di parole – il loro padiglione alla Biennale di Venezia nel 2011, quando, chiamati a rappresentare gli Stati Uniti, hanno deciso che “Gloria” (questo il nome del progetto) si aprisse con un carro armato rovesciato, su cui un ginnasta correva su un tapis roulant per 45 minuti. Un intreccio complesso di rimandi tra militarismo, sport, spirito competitivo e nazionalismo, ma anche tra storia antica e contemporaneità.
Da un punto di vista visivo poi, le faglie sono linee frastagliate e instabili, come i confini che separano le discipline, e per la coppia di artisti portoricani accostare arti visive e musica significa ottenere una performance potente, come quella di un pianista che, incastrato in un buco dentro la coda del suo strumento, si muove nello spazio suonando la celeberrimo ”Inno alla gioia” da dietro la tastiera. Decostruzione di una sinfonia di rappresentanza, che fu anche uno dei brani più apprezzati da Hitler. Cosa dire poi della linea di demarcazione che separa (o che dovrebbe separare) l’uomo dall’animale? La storia abbonda di esempi di scienziati che hanno cercato di stabilire un contatto comunicativo con le altre specie. Non mi dispiacerebbe sapere cosa avrebbe detto Konrad Lorenz trovandosi davanti al video che registra il fallito tentativo di tranquillizzare un grifone, attraverso il suono di un flauto ricavato dall’osso di un altro rapace migliaia di anni prima. Non si può certo dire che sia quello l’equivalente de “l’anello di Re Salomone”. Resta da vedere se, nel secondo video di questa nuova serie di opere, Tim Storms, l’uomo che riesce a cantare note udibili solo dagli elefanti, otterrà qualche risultato davanti agli scheletri dei 2 pachidermi del Muséum national d’Histoire naturelle di Parigi.

Pubblicato su RollingStone Italia n.120 | ottobre 2013

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...